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Recupero e Shabby Chic: poltrona

Ho acquistato questa vecchia poltrona da una signora che se ne voleva disfare.
Aveva lo schienale rotto in ben 3 punti ed era quindi inutilizzabile. La fodera era irrimediabilmente rovinata sia nei braccioli che sulla seduta.
E’ stato uno dei miei primi lavori e anche uno dei più complicati soprattutto per la fatica nel togliere le bullette e le graffette ormai arrugginite che rifinivano tutta la poltrona.
Dopo aver aggiustato i tre punti rotti (non con poca fatica) ed essere finalmente riuscita a sfoderare la sedia ho trovato all’interno il numero di serie che il tappezziere aveva inserito chissà quanti anni fa.

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Ho poi carteggiato e dato una mano leggera di fondo universale bianco all’acqua. In seguito ho rifinito per dare un effetto sfumato, con lo smalto bianco sempre all’acqua.  Dopo aver aspettato i tempi di asciugatura sia per il fondo, sia per lo smalto, ho steso delle pennellate di cera anticante all’acqua. Dopo l’asciugatura è necessario carteggiare con carta vetrata o meglio con una retina metallica, per evitare di grattare via il colore.
Il tessuto. Dopo aver cercato in molti rivenditori un tessuto con colori chiari, con scritte, che avesse un’aria romantica e che fosse resistente abbastanza per foderare una sedia, avevo quasi rinunciato quando, in un blog di arredamento che fa capo ad un bellissimo negozio, ho trovato questa bellissima stoffa di misto lino, con scritte vittoriane e cherubini. E’ versatile, romantica e adattabile a qualsiasi ambiente.
Con delle bullette da tappezziere ho (con pazienza certosina) rifinito la seduta, i braccioli e lo schienale.
Finalmente la magia! E’ amore..

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Recupero e Shabby Chic: cassettiera

Il legno è amore. E’ consumato, vissuto. Come la nostra pelle conserva i segni del tempo e li palesa nelle sue striature.
Da un po’ di tempo mi piace scovare oggetti antichi, spesso rotti o inutilizzati nei mercatini e regalargli nuova vita. Lo stile che spesso utilizzo è lo Shabby Chic. I mobili vengono svecchiati, resi meno cupi e adattati a vari ambienti. Spesso -ed è la cosa che preferisco fare- viene cambiata anche la destinazione d’uso. Un armadio dove venivano riposti i vestiti viene utilizzata per i piatti, bauli diventano tavoli da soggiorno, antichi cestini da pic nic trasformati in porta gioielli.

Oggi parlerò di una triste cassettiera trasformata in mobile elegante e versatile, con un tocco di originalità.
Ho tolto i cassetti, riparato la parte posteriore con la sparapunti, stuccato le imperfezioni degli angoli del legno che si era sfaldato in alcuni punti. Se il legno è molto sporco potete pulirlo con un panno bagnato con alcool o bicarbonato.
Ho carteggiato (anche se il legno era molto consumato) per togliere tutta la patina di vecchio coppale che era stata stesa sul mobile ed evitare che riemerga dopo aver dato lo smalto. Dopo aver spolverato ho dato una mano di fondo legno.
Io uso quello universale all’acqua.

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Ho aspettato i tempi di asciugatura e in seguito ho steso una seconda mano di fondo legno questa volta con pennellate irregolari in modo da rendere il colore sfumato. Personalmente, tendo a dare anche la prima mano di fondo legno in maniera non troppo omogenea in modo da ottenere delle zone in cui traspare il legno grezzo.
Attendo ancora l’asciugatura e stendo una mano di smalto all’acqua. Potete scegliere tra diverse tonalità di bianco tra cui ghiaccio, latte, opaco, lucido. Purtroppo, data la varietà di marche presenti è difficile capire le differenze. Io acquisto il bianco standard e, se troppo lucido, lo invecchio con la cera in seguito.

In questo caso ho decorato il piano della cassettiera con una stampa di pizzo macramè applicato con la tecnica del decoupage. Motivo che ho applicato anche lateralmente ai cassetti.
Ho inoltre sostituito i pomelli.

Ho infine passato due mani di flatting per rendere il mobile impermeabile all’acqua, nel caso venga adoperato in cucina, o semplicemente per evitare che rimandano aloni se dobbiamo poggiarci sopra un bicchiere.
Il faltting è comunque necessario quando si applica il decoupage. Ricordatevi di stenderlo in modo uniforme, controllando in controluce le pennellate perché, una volta asciugato, le irregolarità tendono a vedersi.
Anche il flatting è all’acqua.

Questo è il lavoro finito!

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