Parisienne

Really into Parisienne life. Enjoying Montorgueil, the sunny weather and art which is all around. Our house is full of paintings and sculptures,  every day I find a detail gone unnoticed the day before.  Still have some problem with insomnia but, honestly, how I can complain?
Vive la France.

 

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Here we are.

Arrived safe and sound in Paris. I fell in love with our house and our palace. The building keeper sees us passing every day and I see her through the glass door. I’ve the hidden hope she could be like Renée, from Rue de Grenelle. I’ll ask her cat’s name.
As a matter of fact, her table is covered with books.

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Very much in love with Fauchon.

Just back from Paris and I really miss my Fauchon little chocolate cake. It was love at first sight, it was all alone in the shop window and was certainly waiting for me.
This luxury gourmet store really stole my heart. Even a salad is something special there. They were all displayed on the fridge, with that catchy color. And the visual impact was just the tip of the iceberg. The cake was delicious, not too sweet, a well balanced taste.  Can’t wait to come back.

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Hello-Goodbye (2)

Sometimes all the life/death thing is just too complicated to understand. It’s like a wave which sweeps some of us away, while the rest can just only watch it happening. This is the main form of frustration: you’re an unarmed witness with nothing left to say.
And sometimes the world is so small and we like it that way.

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Cronaca del primo e ultimo pomeriggio in palestra.

Dopo aver passato gli anni dell’infanzia ad allenarmi per diventare la nuova Nadia Comaneci e in seguito, avendo sfiorato l’agonismo nel nuoto ho deciso che l’unico sport che avrei perpetrato sarebbe stato la cyclette. Puro mantenimento. Diciamo pure che campo di rendita per lo sport fatto da piccola. I trenta però si avvicinano, quindi, spinta dal desiderio di essere più in forma e aiutata anche dal nuovo dio Groupon, ho acquistato un abbonamento in palestra di due mesi. L’elemento che mi interessava di più non era la palestra in sè: quindi pesi, attrezzi, e altre macchine per me totalmente inutili. No, la mia propensione all’acquisto si è tramutata in -comportamento- solo ed esclusivamente perchè, tra le attività comprese nell’irrisoria cifra di 19,90€, c’era lo yoga. Yoga: parola che mi risuona in testa dagli anni del liceo, un miraggio, un’utopia, l’albero della cuccagna. Molto soddisfatta di me stessa, per aver colto l’attimo, vado al mio primo giorno di palestra e scopro che lo yoga non c’è, l’hanno bannato, eliminato, escluso perchè non ci sono abbastanza iscritti. Dopo aver appreso la notizia, dalla fin troppo entusiasta ragazza, decido di far tesoro di questi due mesi. Troverò un cavolo di corso di mio gradimento! Mi mostrano la palestra, mi fanno correre sul tapis roulant, un gentile ragazzo vuole farmi a tutti i costi la “Scheda”, cosa che mi atterisce. Mi dice che sono in forma ma che magari a quasi trenta anni il metabolismo cambia, c’è bisogno di drenare. Ora, forse tua sorella ne avrà più bisogno di me, ma comunque sorrido dicendo che sì, il metabolismo cambia e che farò tesoro dei suoi consigli. Corro, corro con passione forse distratta da Mtv che grazie al cielo stanno trasmettendo nella mega tv davanti alla mia postazione. Vedo tutte queste persone così prese da loro stesse, le vedo correre e correre, pedalare, sollevare, stirare, potenziare. Mi sembra un grande autoerotismo ginnico. Conclusa la mia session vado a fare la doccia. Entro nello spogliatoio e ci sono donne che conversano amabilmente con i seni penzoloni  e senza mutante, dei parenti che dovranno arrivare il giorno dopo a casa. E lo fanno con una nonchalance che mi disorienta, mi spaventa. Faccio la doccia e scappo. Di volata.
Saluto e dico che ci vedremo sicuramente mercoledì. Sì, sicuramente. Mai più tornata.

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Sweet Dreams

Sono giorni intensi, impegnati, ma molto appaganti. Parlo una lingua che non è la mia, con persone che forse non rivedrò mai più. Mi raccontano la loro giornata, episodi particolari che saranno oggetto di intere cene  nelle quali parleranno delle vacanze appena trascorse. Li vedo arrivare, con i loro occhi pieni di speranza, la loro valigia piena, e ti consegnano il loro tempo così, tutto insieme. Sembrano dirti “E’ tuo, fanne ciò che puoi e fà meglio che puoi” . Noi lo prendiamo in prestito, un pò titubanti ma felici, cercando di farlo fruttare al massimo, al 100%. Ed è una scommessa continua. La complessità e la felicità spesso sta nelle piccole cose, un fiore profumato nella biancheria, il ristorante giusto, la caramella sul comodino.
Poi rimettono la valigia in macchina e con aria triste accendono il navigatore, ti salutano con la mano e usciti dal cancello inizia la storia: “This summer I spent some days in a lovely hayloft called..”

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Hi-Tech

All this technology is driving me crazy.

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Enjoy the trip.

In Elegance We Trust in questo periodo ha molte idee, troppi sogni, qualche speranza e molti punti interrogativi. Non riesce spesso ad essere di aiuto come vorrebbe e questo le crea non poca frustrazione. La perfezione non è di questo mondo.  Almeno cerco di fare del mio meglio, anche se spesso ciò non è abbastanza. Molta confusione su progetti, ostacoli mentali, progetti, case da trovare, città straniere. Forse è anche piacevole evitare, per adesso una vita già pronta e confezionata in una bella ma vuota scatola. A volte c’è solo bisogno di spensieratezza. Solo per un altro pò. Mi consolo la sera, accoccolandomi ad un libro di Baricco. Adesso sta a “Castelli di Rabbia”. Ne leggo uno ogni tanto, intervallandoli, questi capolavori, ad altre letture che considero medie. Per riassaporare ogni volta il genio di questo autore che ogni volta mi regala immagini sorprendenti e parole piene di significato.  Non è sempre facile stare con se stessi e spesso sono proprio gli altri che ti incanalano sui giusti binari. Non si basta a se stessi. In qualche giornata particolarmente contorta riesco a carpire il profondo significato di queste sei parole messe insieme. Eppure si va avanti, forse per inerzia, forse per rassegnazione alla continuità. Bisogna sempre fare, anche se non si sa bene cosa. Poi la vita a volte ti sorprende con spicchi di felicità che non credevi neanche possibili. Sono momenti che bisogna custodire, perchè ci sono pochi giorni degni di nota in una vita intera, si vive solo per collezionarne un pò.
Come la gioia indescrivibile di aver visto nascere della verdura piantata da noi e da me soprattutto, cittadina doc. Saltare alla vista del prezzemolo e rucola non è cosa da poco. Ho imparato che a volte, quando ci sono troppe cose da gestire, troppi intoppi, è utile pigiare Stop. E ricominciare. Da un seme piantato, da un libro, da un progetto. Alla fine si tratta di questo: cadere ma rialzarsi.

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Riassunto conciso.


Servizi televisivi sulle tonnellate di colombe prodotte, anni che passano, gite fuori porta, fanghi rimandati, dolori, feste, mare, tempo orrendo e freddo al posto di sole e dolce temperatura, qualche regalo, progetti futuri, molti pensieri, metri quadrati nei quali è possibile vivere senza sentirsi in un’arnia, imparare il francese, accordi di chitarra, bucato, scarpe bellissime.

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Jun Rail

Allora, solo allora, Jun Rail sollevò il capo dallo scrittoio e girò lo sguardo verso la porta chiusa. Jun Rail.
Il volto di Jun Rail.
Quando le donne di Quinnipak si guardavano allo specchio pensavano al volto di Jun Rail.
Quando gli uomini di Quinnipak guardavano le loro donne pensavano al volto di Jun Rail.
I capelli, gli zigomi, la pelle bianchissima, la piega degli occhi di Jun Rail.
Ma più di ogni altra cosa – sia che ridesse o urlasse o tacesse o semplicemente stesse li, come ad aspettare – la bocca di Jun Rail.
La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente.
Ti impiastricciava i pensieri.
“Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. É lì che gli venne quell’idea stramba del peccato.”

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