Archive for category Sty-List

Seduction & perfumes all in 30 seconds.

Devo fare attenzione quando guardo le pubblicità dei profumi.
Esercitano un’empatia e attrazione tale sulla mia mente, più di ogni altra pubblicità di ogni altra categoria merceologica.
Sarà per l’effetto evocativo, perchè comprende un senso così astratto ma allo stesso tempo fondamentale. Perfino l’attrazione tra due persone avviene attraverso il “riconoscimento” dell’altrui profumo. Il profumo rappresenta l’emblema del brand: per marchi rock la fragranza avrà caratteristiche e note olfattive più sviluppate e decise, mentre per marchi più femminili che si basano sull’eleganza, le note base saranno fiorite. Riconoscersi in un tipo di profumo equivale ad accettare il brand nelle sue particolarità. E la pubblicità ci aiuta in tale processo. Ci seduce facendoci ammirare la delicata ma forte Keira Knightley che salta sulla moto per Chanel. Un misto tra seduzione e forza. Ci delizia con Natalie Portman che nell’intimo della propria camera si prova abiti, fa il bagno e gioca col fidanzato, per Dior.
Il tutto davanti ai miei occhi estasiati e complici dell’altrui femminilità.

I’ve to be carefull as I watch perfumes advertising.
They exert such an empathy and attraction on my mind, more than any other advertising of any product.
Maybe for the evocative effect, because regards a sense so abstract but essential at the same time. Even the attraction between two persons occurs with the other’s perfume “recognition”. Perfume is the symbol of the brand: for rock brands the fragrance has strong olfactory notes, while for more feminine brands based on elegance, the notes will be flowery.
Recognizing with a kind of perfume means accepting the brand in its peculiarity. And the advertising helps. It seduces, showing us the delicate but strong Keira Knightley who jumps on the bike, for Chanel. A mix between seduction and strenght. It delights us with Natalie Portman in the privacy of her bedroom who tries on some dresses, takes a bath and plays with the boyfriend, for Dior.
All in front of my eyes, delighted and accomplice of their femininity.

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Acqua For Life Challenge: Giorgio Armani e una goccia d’acqua nel mare della speranza.

L’acqua costituisce il 65% della massa corporea dell’uomo e ricopre i 4/5 delle terre emerse sul nostro pianeta. E’ parte di ogni organismo vivente sulla terra, a partire dalla cellula.
Un uomo può sopravvivere per un periodo relativamente ampio senza cibo, ma pochissimi giorni senza acqua.
Dove c’è acqua c’è speranza.
L’acqua è la salvezza e il postulato del futuro, la speranza di sopravvivenza, ma ancora oggi un bambino muore ogni venti secondi per mancanza di acqua o per contaminazioni e mancanza di misure igieniche adeguate.
Per questo motivo Giorgio Armani in collaborazione con Green Cross International (http://www.gcint.org/) si impegna a fornire litri di acqua potabile e a costruire pozzi per la popolazione del Ghana dove il 40% della popolazione rurale non ha accesso all’acqua potabile.
E’ una gara di solidarietà in cui ognuno di noi può fare la sua parte. Sul sito www.acquaforlifechallenge.org possiamo assistere in diretta all’incremento dei litri di acqua, goccia su goccia. Dal primo marzo, ogni profumo Acqua di Giò o Acqua di Gioia acquistato genererà una donazione di 100 litri di acqua all’anno ai bambini e alle loro comunità. Con il codice che trovate sulla bottiglia avrete la possibilità di continuare l’azione on line .
Partecipiamo numerosi, su Facebook o su Twitter. Condividiamo quindi, andando all’origine di questa magnifica parola “cum+dividere” quindi “avere in comune“. L’acqua è il nostro massimo comune denominatore.
Goccia su goccia, costruiamo il mare della speranza.

Water represent 65% of the human body and covers 4/5 of the lands above sea level, on our planet. It’s part of every living organism on earth, since the cell.
A man can survive for relatively long period without food, but just few days without water.
Where the water is, there’s always hope.
Water is the safety and the postulate for the future, the hope to survive, but still now a kid dies every 20 seconds for lack of water or contaminations and lack of proper hygienic measures.
That’s the reason why Giorgio Armani in collaboration with Green Cross International (http://www.gcint.org/), is committed to provide potable water and to build wells for Ghana which has 40% of rural population with any acces to potable water.
It’s a solidarity challenge, where everyone can do the best. On the website www.acquaforlifechallenge.org we can see live the increase of water, drop by drop. From the 1st of March, every perfume Acqua di Giò or Acqua di Gioia bought, will generate a donation of 100 litres of water for year to the kids and their community. With the code you find on the bottles you’ll have the chance to continue the action on line.
Let’s take part in it, on Facebook or Twitter. So, let’s share, thinking at the origin of this wonderful word “condividere, cum+dividere“, so “have in common“. Water is our greatest common denominator.
Drop by drop, let’s build the sea of hope.

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Addio, Bienvenue Bulgari.

( image from http://www.myluxury.it/)

E anche Bulgari ci ha detto addio. Il colosso della gioielleria è stato venduto ai francesi e la favola tutta italiana (ma di origine greca) si è conclusa così, con +57% in borsa e sospensione per eccesso di rialzo. Les jeux sont faits. Mancava giusto l’alta gioielleria per completare la torta del lusso tutto francese. Non a caso i più importanti marchi del Made in Italy sono ormai di proprietà dei nostri cugini d’oltralpe.
LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy), holding presieduta da Bernard Arnault,  vanta tra le proprie controllate, oltre al famoso Moët et Chandon (incluso Dom Pérignon), Dior, Louis Vuitton, Fendi, Céline, Donna Karan, Emilio Pucci, Givenchy, Kenzo, Marc Jacobs, senza considerare i marchi paralleli di vini, orologi, profumi. Mentre lo storico gruppo concorrente PPR (acronimo di PinaultPrintemps-Redoute), presieduto da François-Henri Pinault, oltre a Fnac e Puma e catene di farmacie e librerie, vanta la proprietà del gruppo Gucci, il quale a sua volta detiene Sergio Rossi, Boucheron, Bottega Veneta, Bédat & Co, Alexander McQueen, Stella McCartney, Balenciaga.
Un tripudio di lusso e fatturato espresso in ogni categoria, tutto concentrato a Parigi. E Bulgari è la ciliegina sulla torta. Con una punta d’aspro, Paolo Bulgari ripercorre, in un’intervista a Repubblica, le tappe della sua attività lunga decenni, della favola della Dolce Vita e di attori di Hollywood che litigavano e facevano pace a colpi di diamanti e rubini. Altri tempi. In questo tempo, invece,  il fondatore Bulgari ha provato a trovare partners italiani, senza successo. 
“Perché avete venduto ai francesi?
“Perché non c’è stato un italiano disposto ad allearsi con noi! E non sa quanto mi spiace. Per cinque anni abbiamo cercato partner tricolori, pronti anche ad andare in minoranza. Ci hanno risposto tutti picche. Certo rimane un po’ d’amarezza per questo Paese…”.
In che senso?
“C’è una totale disattenzione all’eccellenza. Mi tolgo un sassolino dalla scarpa: noi diamo lavoro a tanta gente in Italia, siamo un gruppo trasparente che non ha mai avuto bisogno della politica. Mi immaginavo che alla mostra per i nostri 125 anni a Roma venisse a trovarci qualche istituzione”.
E invece?
“Non è venuto nessuno. Quando abbiamo replicato in Francia al Grand Palais l’anno scorso c’erano 5mila persone con tutta la Parigi che conta”.”

E’ proprio vero che in Italia non sappiamo apprezzare le nostre eccellenze? La nostra esterofilia, il continuo sguardo all’estero si ripercuote sugli affari e denigra tutto il lavoro fatto da persone di successo come Bulgari?
Il cuore risponde no, ma i fatti dimostrano il contrario.

Adieu.

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The style of Victoria Beckham.


(Images from Net-a-porter)

A costo di essere impopolare, secondo me Victoria Beckham ha stile. E non solo nei suoi look, ma soprattutto come designer.
La sua borsa, la sua shoulder bag in pelle e nabuk è andata letteralmente a ruba in una sola ora sul sito di NET-A-PORTER.  2050 euro per una borsa strutturata, geometrica, senza morbidezza. Assomiglia ad una di quelle borse che si possono trovare nell’armadio delle nostre mamme, fatte di pelle, con il bottone a clip anteriore, tracolla media. E’ il giusto compromesso tra la modernità e una strizzatina d’occhio agli anni sessanta. Devo dire che apprezzo molto la sua interpretazione dell’eleganza in generale, trovo che sia un vezzo produrre solo vestiti cocktail e nessun pantalone, anche se questo può essere una scelta difficile da conciliare con l’everyday look. Ma la distinzione è sempre una gran cosa. E anche i vestiti, cari miei, sono dei gran abiti. Sottolineano al massimo la femminilità accentuando i punti chiave della silhouette. Di quanti abiti è possibile dire la stessa cosa?

It could be unpopular but, in my opinion, Victoria Beckham is really stylish. Not only in her looks, but mainly as designer.
Her leather and nubuck shoulder bag was sold out in just one hour on the site NET-A-PORTER. 2050 euro for a structured, geometric, with no softness bag. It looks like one of those bags easy to find in our mother’s closet: leather, anterior clip botton, medium shoulder belt. It’s the right compromise between modernity and a wink at the sixties. I’ve to say I really appreciate her general interpretation of elegance, I think is a quirk producing just cocktail dresses and any pant, even if this could be a very difficult choice, hardly compatible with the everyday look.  But the distinction is always a great thing. And the dresses, my dear, are memorable. They underline femininity and accentuate silhouette’s key points. How many dresses have you seen with these qualities?

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The Mystery of Fashion.

Leggendo il post di Rano, ho meditato.

Questa è l’era in cui la moda è diventata raggiungibile, tangibile. Le collezioni si conoscono prima che vengano presentate in passerella. La stampa le diffonde con solerzia, gli addetti ai lavori, giornalisti di moda, blogger, o anche semplici curiosi, spulciano uno per uno i capi e se li studiano per essere preparati al momento del lancio. C’è una distribuzione capillare delle informazioni; siamo la generazione del “always connected”, ci meravigliamo? Questa estate eravamo ad Ostuni e per le viuzze bellissime e bianchissime stavamo cercando il ristorante in cui avevamo prenotato. Ci eravamo più o meno persi. Il nostro amico tira fuori l’Iphone e ci dice: “E’ la prossima a destra, ho il GPS!”. Sono cose che mi fanno rimanere piacevolmente sorpresa o a volte impaurita.
Ma, parlando di moda. E’ arrivato anche il fenomeno della moda democratica, marchi super irraggiungibili prestano il loro nome per arrivare al grande pubblico, alla grande distribuzione. Lanvin, Jimmy Choo e il resto. Se da una parte rendere accessibili queste grandi firme può far avvicinare ai grandi nomi i comuni mortali che non hanno migliaia di ero da spendere per un vestito, dall’altro non riesco a non pensare che il vestito, anche se firmato Lanvin, sarà fabbricato comunque con stoffe H&M e dopo qualche lavaggio, forse, si rovinerà come qualsiasi capo low cost. E’ questa la democratizzazione? Ancora non ho ben chiara la sua evoluzione e le sue potenziali conseguenze.
Adesso il nuovo trend è quello di invitare chiunque ad assistere alle sfilate. Hai un blog? Questo potrebbe essere il tuo giorno fortunato. Prima si guardava alla moda come un bambino davanti alla vestrina della pasticceria. Adesso si viene coinvolti, forse perchè il modo di comunicare si sta evolvendo, forse hanno capito che è necessario “eleggere” degli interpreti del nostro presente. Ragazzi o ragazze che catalizzano la nostra attenzione in quanto clienti. C’è un pò di confusione però, quando il testimonial si traveste da acquirente, quando magari in realtà dovrebbe essere un critico (oggettivo). La comunicazione è basata sulla fiducia. La fiducia che io ho in un soggetto, che esprime opinioni su un tema, perchè sono sicura che la sua opinione sarà disinteressata. Non è più così. Ho smesso di leggere blog di moda. Al limite leggo i nuovi trend su SeiDiModa di Repubblica, la mattina mentre bevo il caffè. Mi piace come scrive Simone Marchetti. Descrive gli abiti come se fossero opere d’arte.
In questa distribuzione minuziosa di informazioni, quindi, apprezzo molto uno stilista come Tom Ford.
Ford ha realizzato una sfilata privata durante la settimana della moda, come tutti gli altri stilisti, ma ha invitato solo una cerchia ristretta di modelle e donne icone che, secondo lui, interpretavano la sua visione femminile.
In un’intervista ha detto: ‘The women [in my show] don’t change their look from day to day. They have figured out who they are – that’s what makes you iconic, by the way. Figure out who you are, figure out what you like, figure out what you look good in.’  (Daily Mail Tom Ford) .

Ecco come dovrebbe forse essere la moda. Un sogno, un piacere da scoprire piano, un mistero da svelare.

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What it takes to be a fashion icon?

Un mix di ingredienti difficilmente identificabili, che però creano interesse, emulazione, ammirazione. Sono le fashion icon, vere e proprie muse che con il loro stile seducono il pubblico e impercettibilmente condizionano i trend, e i gusti. Edie Sedwick era una di queste o comunque lo è stata per un periodo. Negli anni ’60 entrò in contatto con Andy Warhol, entrando a far parte della sua Factory e irrimediabilmente risultandone sopraffatta. Il suo stile ispira gli stilisti, finisce sulle copertine di Vogue, partecipa a film. E’ l’immagine della pop-art Edie. Perennemente in bilico tra l’eleganza, il glamour, la novità, il talento e la stupidità, la leggerezza. Stella e ragazzina viziata di New York. Il mix è fatale, diventa “La Superstar”. Ma l’eco è troppo forte, mentre lei non lo è abbastanza. Si lascia sopraffare, cadendo nelle droghe e si perde per sempre. Le sue foto sono magnifiche: orecchini enormi ma assolutamente necessari, caschetto biondo, volto angelico. Una fashion icon, una Poor Little Rich Girl.

Per ripercorrere la storia di Edie Sedwick segnalo il film del 2006 “Factory Girl” con una fantastica Sienna Miller.

A very difficult mix of ingredients, which create interest, emulation, admiration. They are fashion icons, out and out muses that, with their style, seduce the public and, subtly, influence trends and tastes. Edie Sedwick is one of them or was for a while. In the ’60 got in touch with Andy Warhol, belonging a member of his Factory and irreparably becoming overwhelmed. Her style inspires designers, conquer Vogue’s covers, act in movies. She is the image of pop-art.  Always in unstable balance between elegance, glamour, news, talent and stupidity, lightness. Star and New York spoiled girl. The mix is lethal, she become “The Superstar”. But the echo is too loud, and she’s not strong enough. She’s overwhelmed, falls in drougs and she’s lost forever. Her pictures are amazing: huge earrings but with no doubt necessary, blonde bob hair, angelic face. A fashion icon, a Poor Little Rich Girl.

To retrace Edie Sedwick’s history I recommend  a 2006 movie “Factory Girl” with fantastic Sienna Miller.


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Whitney Eve

Ho cominciato a vedere The City, incuriosita da questa bionda ragazza californiana che decide di trasferirsi a New York City per diventare una stilista. E’ uno spin-off, cioè una serie che deriva da una produzione precedente e dall’evoluzione in questo caso di un personaggio. Lei è Whitney Port. Sul suo sito è presente la collezione spring summer 2010. Usa molto colori pastello, come il rosa, stampe floreali, molto pizzo e balze. Nel complesso è una collezione piacevole, molto femminile e delicata; ci sono poi alcuni pezzi di stampo più classico come le giacche con taglio stondato e fodera viola. Le linee sono molto morbide, con predilezione per i vestiti corti, spesso lavorati sulla schiena.

Deliziosa, no? Non ci resta che aspettare la prossima collezione!

Se nell’attesa volete dare un’occhiata alla collezione, questo è il sito http://whitneyeve.com/home.

Le foto degli abiti le potete trovare proprio sul sito. Buon shopping!

I started watching The City becuase I became curious about this blonde californian girl who decided to move to NYC, to become a designer. The show is a spin-off, which comes from a previous production and from the evolution of a character, this time. She is Whitney Port. On her website there’s the spring summer collection 2010. She uses pastel colors, like pink, floreal print, lace and flounce. In general it’is a nice collection, very feminine and delicate;  there are also some classic articles like round cut jackets and purple lining. Lines are very soft with taste for short dresses, often manifactured on the back.

Really nice, uh? We’ll wait the next collection!

If meanwhile you want to take a look at the collection, this is the site: http://whitneyeve.com/home.

You can find the pics of the outfit on the website. Good shopping!

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MILANO FASHION WEEK: GUCCI

Potrà sembrare campanilistico, ma il Made in Italy ( e per giunta fiorentino) di Gucci è sempre una garanzia. Lavorazioni in stile totem, che fasciano il corpo come un guanto di lusso, giacche in pelle ben strutturate che sottolineano la vita, abiti fluidi che accarezzano la figura e la impreziosiscono. Memorabile. Tutti gli ingredienti per diventare una “It Collection”.

It sounds parochial, but Gucci (and morover Florentine) Made in Italy is always a guarantee. Totem style manifacture, which bandage the body like a luxury glove, structured leather jacket emphasize the waist, fluid evening dresses caress the figure and make it precious. All memorable. All the ingredients to become an “It Collection”.

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LONDON FASHION WEEK: TWENTY 8 TWELVE

Twenty 8 Twelve è il brand di Sienna e Savannah Miller. Si ispirano alla Beat Generation, al vintage, e il loro stile Boho ha conquistato giovani e meno giovani. Sarà che non importa indossare un vestito da sera per sentirsi eleganti, ma questi short dress impreziositi finemente da sottogonne, rouge, balze di pizzo hanno convinto anche me.

Adorabile.

Twenty 8 Twelve is the brand of Sienna and Savannah Miller. They are ispired by the Beat Generation, the vintage and the Boho style has won young ladies or not . It’s not necessary wearing an evening dress to feel elegant, but these short dresses delicately enriched by underskirts, rouge, lace flounces have won me as well.

Lovely.

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NY FASHION WEEK:A. WANG, VICTORIA BECKAM, CUSTO, DEREK LAM, DVF, DKNY

Here we are!

A. WANG

Colori tenui, linee morbide, nessuna aderenza per un look elegante. Scollo leggero a barca o a “V” non troppo profondo. Tutto all’insegna della sobrietà.

Subtle colors, soft lines, nothing tight for this elegant look. Round neckline or very light V-neck. Everything very sober.

VICTORIA BECKAM


Colori pastello, linee come sempre nette e taglio aderente al corpo. Sensualità chic. O si ama o si odia. Io adoro.

Pastel colors, straight lines as always and very tight cut. Chic sensuality. Love or hate. I love it.

CUSTO

Iperlavorazione, attenzione ai particolari, multicolor sfumato. Look street che non passa certamente inosservato.

Ipermanifacturing, details care, soften multicolor. Street look that goes not unnoticed.

DEREK LAM

Look elegantissimo il primo, deliziosa gonna sotto al ginocchio e ancora più deliziosa canotta con scollo leggermente tondo. Taglio particolare ma delicato del secondo look.

Very elegant the first one, lovely knee lenght and more lovely the shirt with light round neckline. Particular but delicate cut for the second look.

DVF

Abito lungo, colori pastello, attenzione sul punto vita slancia ancora di più la figura. Lavorazione con gioco di triangoli sulla schiena.

Long dress, pastel colors, attention on waist that axtend the figure. Triangles on the back.

DKNY

Gonna con sovrapposizione che va a formare una sorta di rosa e fiocco in vita; linee morbide adagiate sul corpo per il secondo look total white.

Skirt with overlaps which create a sort of rose and a bow on the waist; soft lines for the second total white look.

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