Cronaca del primo e ultimo pomeriggio in palestra.

Dopo aver passato gli anni dell’infanzia ad allenarmi per diventare la nuova Nadia Comaneci e in seguito, avendo sfiorato l’agonismo nel nuoto ho deciso che l’unico sport che avrei perpetrato sarebbe stato la cyclette. Puro mantenimento. Diciamo pure che campo di rendita per lo sport fatto da piccola. I trenta però si avvicinano, quindi, spinta dal desiderio di essere più in forma e aiutata anche dal nuovo dio Groupon, ho acquistato un abbonamento in palestra di due mesi. L’elemento che mi interessava di più non era la palestra in sè: quindi pesi, attrezzi, e altre macchine per me totalmente inutili. No, la mia propensione all’acquisto si è tramutata in -comportamento- solo ed esclusivamente perchè, tra le attività comprese nell’irrisoria cifra di 19,90€, c’era lo yoga. Yoga: parola che mi risuona in testa dagli anni del liceo, un miraggio, un’utopia, l’albero della cuccagna. Molto soddisfatta di me stessa, per aver colto l’attimo, vado al mio primo giorno di palestra e scopro che lo yoga non c’è, l’hanno bannato, eliminato, escluso perchè non ci sono abbastanza iscritti. Dopo aver appreso la notizia, dalla fin troppo entusiasta ragazza, decido di far tesoro di questi due mesi. Troverò un cavolo di corso di mio gradimento! Mi mostrano la palestra, mi fanno correre sul tapis roulant, un gentile ragazzo vuole farmi a tutti i costi la “Scheda”, cosa che mi atterisce. Mi dice che sono in forma ma che magari a quasi trenta anni il metabolismo cambia, c’è bisogno di drenare. Ora, forse tua sorella ne avrà più bisogno di me, ma comunque sorrido dicendo che sì, il metabolismo cambia e che farò tesoro dei suoi consigli. Corro, corro con passione forse distratta da Mtv che grazie al cielo stanno trasmettendo nella mega tv davanti alla mia postazione. Vedo tutte queste persone così prese da loro stesse, le vedo correre e correre, pedalare, sollevare, stirare, potenziare. Mi sembra un grande autoerotismo ginnico. Conclusa la mia session vado a fare la doccia. Entro nello spogliatoio e ci sono donne che conversano amabilmente con i seni penzoloni  e senza mutante, dei parenti che dovranno arrivare il giorno dopo a casa. E lo fanno con una nonchalance che mi disorienta, mi spaventa. Faccio la doccia e scappo. Di volata.
Saluto e dico che ci vedremo sicuramente mercoledì. Sì, sicuramente. Mai più tornata.

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