Addio, Bienvenue Bulgari.

( image from http://www.myluxury.it/)

E anche Bulgari ci ha detto addio. Il colosso della gioielleria è stato venduto ai francesi e la favola tutta italiana (ma di origine greca) si è conclusa così, con +57% in borsa e sospensione per eccesso di rialzo. Les jeux sont faits. Mancava giusto l’alta gioielleria per completare la torta del lusso tutto francese. Non a caso i più importanti marchi del Made in Italy sono ormai di proprietà dei nostri cugini d’oltralpe.
LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy), holding presieduta da Bernard Arnault,  vanta tra le proprie controllate, oltre al famoso Moët et Chandon (incluso Dom Pérignon), Dior, Louis Vuitton, Fendi, Céline, Donna Karan, Emilio Pucci, Givenchy, Kenzo, Marc Jacobs, senza considerare i marchi paralleli di vini, orologi, profumi. Mentre lo storico gruppo concorrente PPR (acronimo di PinaultPrintemps-Redoute), presieduto da François-Henri Pinault, oltre a Fnac e Puma e catene di farmacie e librerie, vanta la proprietà del gruppo Gucci, il quale a sua volta detiene Sergio Rossi, Boucheron, Bottega Veneta, Bédat & Co, Alexander McQueen, Stella McCartney, Balenciaga.
Un tripudio di lusso e fatturato espresso in ogni categoria, tutto concentrato a Parigi. E Bulgari è la ciliegina sulla torta. Con una punta d’aspro, Paolo Bulgari ripercorre, in un’intervista a Repubblica, le tappe della sua attività lunga decenni, della favola della Dolce Vita e di attori di Hollywood che litigavano e facevano pace a colpi di diamanti e rubini. Altri tempi. In questo tempo, invece,  il fondatore Bulgari ha provato a trovare partners italiani, senza successo. 
“Perché avete venduto ai francesi?
“Perché non c’è stato un italiano disposto ad allearsi con noi! E non sa quanto mi spiace. Per cinque anni abbiamo cercato partner tricolori, pronti anche ad andare in minoranza. Ci hanno risposto tutti picche. Certo rimane un po’ d’amarezza per questo Paese…”.
In che senso?
“C’è una totale disattenzione all’eccellenza. Mi tolgo un sassolino dalla scarpa: noi diamo lavoro a tanta gente in Italia, siamo un gruppo trasparente che non ha mai avuto bisogno della politica. Mi immaginavo che alla mostra per i nostri 125 anni a Roma venisse a trovarci qualche istituzione”.
E invece?
“Non è venuto nessuno. Quando abbiamo replicato in Francia al Grand Palais l’anno scorso c’erano 5mila persone con tutta la Parigi che conta”.”

E’ proprio vero che in Italia non sappiamo apprezzare le nostre eccellenze? La nostra esterofilia, il continuo sguardo all’estero si ripercuote sugli affari e denigra tutto il lavoro fatto da persone di successo come Bulgari?
Il cuore risponde no, ma i fatti dimostrano il contrario.

Adieu.

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