The Mystery of Fashion.

Leggendo il post di Rano, ho meditato.

Questa è l’era in cui la moda è diventata raggiungibile, tangibile. Le collezioni si conoscono prima che vengano presentate in passerella. La stampa le diffonde con solerzia, gli addetti ai lavori, giornalisti di moda, blogger, o anche semplici curiosi, spulciano uno per uno i capi e se li studiano per essere preparati al momento del lancio. C’è una distribuzione capillare delle informazioni; siamo la generazione del “always connected”, ci meravigliamo? Questa estate eravamo ad Ostuni e per le viuzze bellissime e bianchissime stavamo cercando il ristorante in cui avevamo prenotato. Ci eravamo più o meno persi. Il nostro amico tira fuori l’Iphone e ci dice: “E’ la prossima a destra, ho il GPS!”. Sono cose che mi fanno rimanere piacevolmente sorpresa o a volte impaurita.
Ma, parlando di moda. E’ arrivato anche il fenomeno della moda democratica, marchi super irraggiungibili prestano il loro nome per arrivare al grande pubblico, alla grande distribuzione. Lanvin, Jimmy Choo e il resto. Se da una parte rendere accessibili queste grandi firme può far avvicinare ai grandi nomi i comuni mortali che non hanno migliaia di ero da spendere per un vestito, dall’altro non riesco a non pensare che il vestito, anche se firmato Lanvin, sarà fabbricato comunque con stoffe H&M e dopo qualche lavaggio, forse, si rovinerà come qualsiasi capo low cost. E’ questa la democratizzazione? Ancora non ho ben chiara la sua evoluzione e le sue potenziali conseguenze.
Adesso il nuovo trend è quello di invitare chiunque ad assistere alle sfilate. Hai un blog? Questo potrebbe essere il tuo giorno fortunato. Prima si guardava alla moda come un bambino davanti alla vestrina della pasticceria. Adesso si viene coinvolti, forse perchè il modo di comunicare si sta evolvendo, forse hanno capito che è necessario “eleggere” degli interpreti del nostro presente. Ragazzi o ragazze che catalizzano la nostra attenzione in quanto clienti. C’è un pò di confusione però, quando il testimonial si traveste da acquirente, quando magari in realtà dovrebbe essere un critico (oggettivo). La comunicazione è basata sulla fiducia. La fiducia che io ho in un soggetto, che esprime opinioni su un tema, perchè sono sicura che la sua opinione sarà disinteressata. Non è più così. Ho smesso di leggere blog di moda. Al limite leggo i nuovi trend su SeiDiModa di Repubblica, la mattina mentre bevo il caffè. Mi piace come scrive Simone Marchetti. Descrive gli abiti come se fossero opere d’arte.
In questa distribuzione minuziosa di informazioni, quindi, apprezzo molto uno stilista come Tom Ford.
Ford ha realizzato una sfilata privata durante la settimana della moda, come tutti gli altri stilisti, ma ha invitato solo una cerchia ristretta di modelle e donne icone che, secondo lui, interpretavano la sua visione femminile.
In un’intervista ha detto: ‘The women [in my show] don’t change their look from day to day. They have figured out who they are – that’s what makes you iconic, by the way. Figure out who you are, figure out what you like, figure out what you look good in.’  (Daily Mail Tom Ford) .

Ecco come dovrebbe forse essere la moda. Un sogno, un piacere da scoprire piano, un mistero da svelare.

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  1. #1 by Rano on December 3, 2010 - 7:31 pm

    Wow! Che bello, non ci credo che tutto questo sia venuto fuori dopo aver letto il mio post.
    Ma vediamo di dire qualcosina. Per la fusione del low cost con l’alta moda la penso come te, trovo tutto molto scadente. Lanvin ha fatto un buco nell’acqua e spero che quelle che hanno comprato quella roba (si roba, perchè non sono certo abiti quelli) siano un numero ristretto. L’anno prima Jimmy Choo, lo stesso, roba che pareva fatta dai cinesi ma un portafoglio minuscolo a SOLI 40 euro…follia pura.
    Da una parte essere coinvolti fa anche piacere perchè ti fa sentire parte di quella grande passione che hai, ma come molti hanno dimostrato è anche un modo per montarsi la testa, iniziare a darsi arie, atteggiarsi a gran donne, e camminare sui gomiti pur di avere un posto, magari in 100 fila, a una sfilata. Altra follia.
    Per quanto mi riguarda non so se ho mai letto siti di moda, se li leggo lo faccio per informazione, non certo per trarre ispirazione, sono sempre stato uno che non ha bisogno di qualcuno che scelga per me, ma mi fido totalmente del mio guato personale.
    Purtroppo con l’avvento della tecnologia, come dici anche tu riguardo alla ricerca per le strade di Ostuni, si sono aperte le porte a tutti coloro che vogliono avere voce in capitolo…e sinceramente non tutti hanno qualcosa da dire.
    Per quanto riguarda la moda secondo me si dovrebbe cercare il particolare, la critica costruttiva, il marchio esclusivo, mentre tutti adesso seguono una moda del cavolo dove se va l’animalier TUTTI comprano animalier…se va di moda fare le foto in pigiama TUTTI si mettono in mutande e iniziano a scattare. E a livello di critica e apertura al dialogo cosa abbiamo? Nulla.
    Sono pochi coloro che utilizzano i blog in modo serio.

  2. #2 by dario greco on December 6, 2010 - 7:09 am

    vedo che viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda! ;))
    bel blog, bel post!

    cercaci su facebook abbiamo una pagina divertente:

    http://www.facebook.com/pages/Che-stile-che-chai-mi-fa-incazzare-sta-cosa/173486016014355

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