Full of Life

Nella lettura compulsiva della quale sono preda in questo periodo, ha trovato spazio anche John Fante. Con “Full of life” fino a ieri e con “Chiedi alla polvere” da oggi. Mi immergo sempre volentieri nelle storie, nei pensieri, nei percorsi e viaggi che gli autori fanno, spesso solo all’interno di loro stessi. Questo particolare viaggio parla dell’attesa di un figlio vista dalla prospettiva maschile. Leggere queste parole così piene di fragilità, a volte proprio di terrore, ci fa tenerezza. Perchè gli uomini sono creature semplici, e messi a confronto con elementi incontrollabili come -la vita- soccombono, almeno all’inizio. Mi viene da pensare che i nove mesi servano più all’uomo per abituarsi al nuovo arrivo, piuttosto che allo sviluppo del bambino. Un bel preavviso, una raccomandata per segnalare il pacco in arrivo. Dall’altro lato c’è il rapporto del protagonista con il proprio padre nel quale ci ritroviamo tutti. I genitori che si offendono, che hanno bisogno di attenzioni. C’è un momento, nella nostra vita, in cui riponiamo nell’armadio i vestiti da figlio e indossiamo quelli da genitore?

In the compulsive reading I’m prey of, in this period, I found some space for John Fante too. With “Full of life” till yesterday and with “Ask the dust” since today. I submerge myself with pleasure in stories, thoughts, ways and travels writers follow often only inside themselves. This peculiar trip talks about the waiting of a child from the male point of view. Reading these words so full of frailty, or even terror sometimes, tenderize us. Because men are simple creatures and towards uncontrollable elements like -life- they soccumb, at least in the beginning. It makes me think that nine months are more functional to men to get used to it, than baby’s development. A long notice, a registered mail to report the parcel. On the other side there’s the relationship with his own father in which we all recognize our life. Parents who take offence, who need attentions. Is there are moment where we put away son’s clothes and wear parent’s ones?

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  1. #1 by Rano on October 27, 2010 - 8:17 am

    No, credo non esista un momento simile. per certe persone restiamo noi gli eterni figli. I bambini sono quella cosa che ancora oggi nessuno ha capito ma che tutti vogliono, spesso senza pensare alle conseguenze. E questo è tristissimo. Siamo in un momento in cui i giovani non dovrebbero sempre affidarsi ai genitori, anche per le cure di un bambino…ma lo fanno perchè sono costretti. Dalla società e dalle possibilità, scarse, che essa offre.

  2. #2 by In Elegance We Trust on October 27, 2010 - 10:16 am

    Siamo in un momento in cui non siamo neanche in grado di comprarci un telefono senza firma dei genitori. Pessima, pessima storia.

  3. #3 by Elila on October 28, 2010 - 7:09 am

    mirabile presentazione!

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