Hi-Tech

All this technology is driving me crazy.

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Enjoy the trip.

In Elegance We Trust in questo periodo ha molte idee, troppi sogni, qualche speranza e molti punti interrogativi. Non riesce spesso ad essere di aiuto come vorrebbe e questo le crea non poca frustrazione. La perfezione non è di questo mondo.  Almeno cerco di fare del mio meglio, anche se spesso ciò non è abbastanza. Molta confusione su progetti, ostacoli mentali, progetti, case da trovare, città straniere. Forse è anche piacevole evitare, per adesso una vita già pronta e confezionata in una bella ma vuota scatola. A volte c’è solo bisogno di spensieratezza. Solo per un altro pò. Mi consolo la sera, accoccolandomi ad un libro di Baricco. Adesso sta a “Castelli di Rabbia”. Ne leggo uno ogni tanto, intervallandoli, questi capolavori, ad altre letture che considero medie. Per riassaporare ogni volta il genio di questo autore che ogni volta mi regala immagini sorprendenti e parole piene di significato.  Non è sempre facile stare con se stessi e spesso sono proprio gli altri che ti incanalano sui giusti binari. Non si basta a se stessi. In qualche giornata particolarmente contorta riesco a carpire il profondo significato di queste sei parole messe insieme. Eppure si va avanti, forse per inerzia, forse per rassegnazione alla continuità. Bisogna sempre fare, anche se non si sa bene cosa. Poi la vita a volte ti sorprende con spicchi di felicità che non credevi neanche possibili. Sono momenti che bisogna custodire, perchè ci sono pochi giorni degni di nota in una vita intera, si vive solo per collezionarne un pò.
Come la gioia indescrivibile di aver visto nascere della verdura piantata da noi e da me soprattutto, cittadina doc. Saltare alla vista del prezzemolo e rucola non è cosa da poco. Ho imparato che a volte, quando ci sono troppe cose da gestire, troppi intoppi, è utile pigiare Stop. E ricominciare. Da un seme piantato, da un libro, da un progetto. Alla fine si tratta di questo: cadere ma rialzarsi.

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Riassunto conciso.


Servizi televisivi sulle tonnellate di colombe prodotte, anni che passano, gite fuori porta, fanghi rimandati, dolori, feste, mare, tempo orrendo e freddo al posto di sole e dolce temperatura, qualche regalo, progetti futuri, molti pensieri, metri quadrati nei quali è possibile vivere senza sentirsi in un’arnia, imparare il francese, accordi di chitarra, bucato, scarpe bellissime.

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Jun Rail

Allora, solo allora, Jun Rail sollevò il capo dallo scrittoio e girò lo sguardo verso la porta chiusa. Jun Rail.
Il volto di Jun Rail.
Quando le donne di Quinnipak si guardavano allo specchio pensavano al volto di Jun Rail.
Quando gli uomini di Quinnipak guardavano le loro donne pensavano al volto di Jun Rail.
I capelli, gli zigomi, la pelle bianchissima, la piega degli occhi di Jun Rail.
Ma più di ogni altra cosa – sia che ridesse o urlasse o tacesse o semplicemente stesse li, come ad aspettare – la bocca di Jun Rail.
La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente.
Ti impiastricciava i pensieri.
“Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. É lì che gli venne quell’idea stramba del peccato.”

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Seduction & perfumes all in 30 seconds.

Devo fare attenzione quando guardo le pubblicità dei profumi.
Esercitano un’empatia e attrazione tale sulla mia mente, più di ogni altra pubblicità di ogni altra categoria merceologica.
Sarà per l’effetto evocativo, perchè comprende un senso così astratto ma allo stesso tempo fondamentale. Perfino l’attrazione tra due persone avviene attraverso il “riconoscimento” dell’altrui profumo. Il profumo rappresenta l’emblema del brand: per marchi rock la fragranza avrà caratteristiche e note olfattive più sviluppate e decise, mentre per marchi più femminili che si basano sull’eleganza, le note base saranno fiorite. Riconoscersi in un tipo di profumo equivale ad accettare il brand nelle sue particolarità. E la pubblicità ci aiuta in tale processo. Ci seduce facendoci ammirare la delicata ma forte Keira Knightley che salta sulla moto per Chanel. Un misto tra seduzione e forza. Ci delizia con Natalie Portman che nell’intimo della propria camera si prova abiti, fa il bagno e gioca col fidanzato, per Dior.
Il tutto davanti ai miei occhi estasiati e complici dell’altrui femminilità.

I’ve to be carefull as I watch perfumes advertising.
They exert such an empathy and attraction on my mind, more than any other advertising of any product.
Maybe for the evocative effect, because regards a sense so abstract but essential at the same time. Even the attraction between two persons occurs with the other’s perfume “recognition”. Perfume is the symbol of the brand: for rock brands the fragrance has strong olfactory notes, while for more feminine brands based on elegance, the notes will be flowery.
Recognizing with a kind of perfume means accepting the brand in its peculiarity. And the advertising helps. It seduces, showing us the delicate but strong Keira Knightley who jumps on the bike, for Chanel. A mix between seduction and strenght. It delights us with Natalie Portman in the privacy of her bedroom who tries on some dresses, takes a bath and plays with the boyfriend, for Dior.
All in front of my eyes, delighted and accomplice of their femininity.

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Acqua For Life Challenge: Giorgio Armani e una goccia d’acqua nel mare della speranza.

L’acqua costituisce il 65% della massa corporea dell’uomo e ricopre i 4/5 delle terre emerse sul nostro pianeta. E’ parte di ogni organismo vivente sulla terra, a partire dalla cellula.
Un uomo può sopravvivere per un periodo relativamente ampio senza cibo, ma pochissimi giorni senza acqua.
Dove c’è acqua c’è speranza.
L’acqua è la salvezza e il postulato del futuro, la speranza di sopravvivenza, ma ancora oggi un bambino muore ogni venti secondi per mancanza di acqua o per contaminazioni e mancanza di misure igieniche adeguate.
Per questo motivo Giorgio Armani in collaborazione con Green Cross International (http://www.gcint.org/) si impegna a fornire litri di acqua potabile e a costruire pozzi per la popolazione del Ghana dove il 40% della popolazione rurale non ha accesso all’acqua potabile.
E’ una gara di solidarietà in cui ognuno di noi può fare la sua parte. Sul sito www.acquaforlifechallenge.org possiamo assistere in diretta all’incremento dei litri di acqua, goccia su goccia. Dal primo marzo, ogni profumo Acqua di Giò o Acqua di Gioia acquistato genererà una donazione di 100 litri di acqua all’anno ai bambini e alle loro comunità. Con il codice che trovate sulla bottiglia avrete la possibilità di continuare l’azione on line .
Partecipiamo numerosi, su Facebook o su Twitter. Condividiamo quindi, andando all’origine di questa magnifica parola “cum+dividere” quindi “avere in comune“. L’acqua è il nostro massimo comune denominatore.
Goccia su goccia, costruiamo il mare della speranza.

Water represent 65% of the human body and covers 4/5 of the lands above sea level, on our planet. It’s part of every living organism on earth, since the cell.
A man can survive for relatively long period without food, but just few days without water.
Where the water is, there’s always hope.
Water is the safety and the postulate for the future, the hope to survive, but still now a kid dies every 20 seconds for lack of water or contaminations and lack of proper hygienic measures.
That’s the reason why Giorgio Armani in collaboration with Green Cross International (http://www.gcint.org/), is committed to provide potable water and to build wells for Ghana which has 40% of rural population with any acces to potable water.
It’s a solidarity challenge, where everyone can do the best. On the website www.acquaforlifechallenge.org we can see live the increase of water, drop by drop. From the 1st of March, every perfume Acqua di Giò or Acqua di Gioia bought, will generate a donation of 100 litres of water for year to the kids and their community. With the code you find on the bottles you’ll have the chance to continue the action on line.
Let’s take part in it, on Facebook or Twitter. So, let’s share, thinking at the origin of this wonderful word “condividere, cum+dividere“, so “have in common“. Water is our greatest common denominator.
Drop by drop, let’s build the sea of hope.

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Gucci vs Micheal Kors: find the difference.

Trovare la differenza è abbastanza complicato, vista la somiglianza delle due borse. Kors ha almeno deciso di “differenziarsi” aggiungendo due catene in sostituzione della tracolla classica della Gucci New Jackie, ma per il resto che dire.
Per la cronaca, la borsa di Kors si chiama Greenwich; ed infatti non si è discostato dal meridiano fondamentale Gucci.

It’s hard to find the difference, given the similarity of the two bags. Kors at least decided to “distinguish” adding two chains as a replacement of the classic Gucci New Jackie shoulder belt, for what it’s worth.
For the record,  Micheal Kors’s bag is named Greenwich; and he actually didn’t move away that much from the Gucci prime meridian.

(image from net-a-porter and Gucci)

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Addio, Bienvenue Bulgari.

( image from http://www.myluxury.it/)

E anche Bulgari ci ha detto addio. Il colosso della gioielleria è stato venduto ai francesi e la favola tutta italiana (ma di origine greca) si è conclusa così, con +57% in borsa e sospensione per eccesso di rialzo. Les jeux sont faits. Mancava giusto l’alta gioielleria per completare la torta del lusso tutto francese. Non a caso i più importanti marchi del Made in Italy sono ormai di proprietà dei nostri cugini d’oltralpe.
LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy), holding presieduta da Bernard Arnault,  vanta tra le proprie controllate, oltre al famoso Moët et Chandon (incluso Dom Pérignon), Dior, Louis Vuitton, Fendi, Céline, Donna Karan, Emilio Pucci, Givenchy, Kenzo, Marc Jacobs, senza considerare i marchi paralleli di vini, orologi, profumi. Mentre lo storico gruppo concorrente PPR (acronimo di Pinault-Printemps-Redoute), presieduto da François-Henri Pinault, oltre a Fnac e Puma e catene di farmacie e librerie, vanta la proprietà del gruppo Gucci, il quale a sua volta detiene Sergio Rossi, Boucheron, Bottega Veneta, Bédat & Co, Alexander McQueen, Stella McCartney, Balenciaga.
Un tripudio di lusso e fatturato espresso in ogni categoria, tutto concentrato a Parigi. E Bulgari è la ciliegina sulla torta. Con una punta d’aspro, Paolo Bulgari ripercorre, in un’intervista a Repubblica, le tappe della sua attività lunga decenni, della favola della Dolce Vita e di attori di Hollywood che litigavano e facevano pace a colpi di diamanti e rubini. Altri tempi. In questo tempo, invece,  il fondatore Bulgari ha provato a trovare partners italiani, senza successo. 
“Perché avete venduto ai francesi?
“Perché non c’è stato un italiano disposto ad allearsi con noi! E non sa quanto mi spiace. Per cinque anni abbiamo cercato partner tricolori, pronti anche ad andare in minoranza. Ci hanno risposto tutti picche. Certo rimane un po’ d’amarezza per questo Paese…”.
In che senso?
“C’è una totale disattenzione all’eccellenza. Mi tolgo un sassolino dalla scarpa: noi diamo lavoro a tanta gente in Italia, siamo un gruppo trasparente che non ha mai avuto bisogno della politica. Mi immaginavo che alla mostra per i nostri 125 anni a Roma venisse a trovarci qualche istituzione”.
E invece?
“Non è venuto nessuno. Quando abbiamo replicato in Francia al Grand Palais l’anno scorso c’erano 5mila persone con tutta la Parigi che conta”.”

E’ proprio vero che in Italia non sappiamo apprezzare le nostre eccellenze? La nostra esterofilia, il continuo sguardo all’estero si ripercuote sugli affari e denigra tutto il lavoro fatto da persone di successo come Bulgari?
Il cuore risponde no, ma i fatti dimostrano il contrario.

Adieu.

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The Oscars

Following The Oscar’s Red Carpet on The New York Times just to take a look at the dresses. How international.
Go Colin, Javier (lovely Penelope) and Nathalie!

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Sanremo: considerazioni e domande.

Sanremo è finito, andiamo in pace.
Le cinque lunghissime serate hanno catalizzato l’attenzione di tutti quanti noi, nostro malgrado. Sono contenta che abbia vinto Vecchioni che, solo per aver scritto “Luci a Sansiro” e “Sogna ragazzo sogna” meriterebbe un Grammy o premi simili, invece se ne sta qui in Italia a farsi giudicare dal televoto. Detto questo ci sono delle domande a cui non ho trovato risposta. Perchè la Canalis aveva quel benedetto sguardo fisso sul gobbo il 100% del tempo, sembrava rapita da apparizioni mistiche, o in adorazione. Due cose devi dire, canzone e titolo, dai un’occhiata di sfuggita, ma prova a far finta di niente! Ti pagano per quello, dannazione. E poi, perchè non faceva altro che ridacchiare a sproposito? Nathalie,  bella canzone, un pò stile Tory Amos, anche nel colore dei capelli. Ma perchè si ostina ad indossare gli anfibi antipioggia e anti-sommossa sotto un vestito da sera? Perchè? Lo so che lo stile “bambolina” non si addice e non piace a tutti ma, dai. C’è un limite a tutto. Loredana Errore? Capisco che Carnevale è vicino, ma vestirsi da paggetto mi è sembrato eccessivo francamente. Albano (si scrive staccato? Non l’ho capito). Il motivo per cui deve sempre e comunque gorgheggiare e tenorizzare su qualunque nota creata? Mi irrita. Emma e i Modà sembravano ai preliminari. Massimo rispetto di Battiato e per (lo sconosciuto) Luca Madonia. Ma perchè Battiato entrava a fine canzone, giusto giusto per cantare l’inciso e poi toglieva il disturbo? Andava a farsi uno shot di vodka? Ragioni ignote. Perchè sapevo già a memoria la canzone di Pezzali prima che iniziasse a cantare? Forse perchè sono tutte uguali?
Bah.

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