Archive for category Why I Like

God bless Sky.

In queste serate invernali glaciali abbiamo un pò rinunciato alla ‘Firenze da bere’, sostituendo piazza Strozzi con un più rassicurante divano MASTAD di Ikea. Ha la chaise-longue laterale e può diventare anche divano letto, ma non uno di quelli tristi col materasso tipo sottiletta, alto come un futon. E’ un divano letto serio. Fatto sta che da quando l’abbiamo montato è sempre rimasto aperto. Tipo portaerei. Da un pò di tempo, il nostro canale preferito è Real Time. E’ un contenitore magnifico, si spazia da “Paint Your Life” dove la ormai nostra amica Barbara, ci insegna a trasformare qualunque oggetto in qualcosa di accattivante e trendy. Una sorta di MacGyver dell’arredamento, “Cortesie per gli ospiti”, nel quale tre giudici vengono invitati a cena da due sfidanti, uno dei quali si aggiudicherà la puntata. Questi vengono appunto valutati dalla deliziosa Chiara Tonelli, architetto e interior designer, incaricata di valutare le case dove si svolgono le cene, il fantastico Roberto Ruspoli, esperto di buone maniere che, in tutte le puntate, ripete ossessivamente di evitare di dire “Piacere” quando si è presentati ad una persona ma, probabilmente, gli sfidanti preferiscono partecipare alla trasmissione piuttosto che guardarla, visto che si presentano regolarmente così, e il simpaticissimo chef Alessandro Borghese, vero e proprio re di Real Time, in quanto conduce altre trasmissioni culinarie tra cui “Fuori menu” e “Cuoco gentiluomo”. Da notare la pubblicità proprio di “La mattina in cucina” che vede il nostro Alessandro mentre si reca in cucina ed inizia a impastare, munito di vestaglia da tombeur de femmes: la voce fuori campo recita “Per tutti quelli a cui piace farlo la mattina” e il nostro cuoco completa con “Cucinare eh!”. Fantastico. Abbiamo poi  “Ma come ti vesti?!” con Carla Gozzi ed Enzo Miccio che hanno il compito di esorcizzare la mente di poveri individui, sprovvisti di buon gusto nel vestire.
Insomma, una varietà di programmi incentrati sull’interazione tra pubblico e personaggio tv. Forse un pò canzonatorio nei confronti di noi comuni mortali, ma divertente e dissacrante. Soprattutto sempre meglio di ciò che mandano in onda nella tv di stato. God bless Sky.

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Why I like Jean Louis David.

 

Porto i capelli tendenzialmente lunghi, non li coloro, al limite una volta l’anno dopo l’estate, per eliminare i riflessi chiari e adesso ho un taglio pari il che corrisponde, per i parrucchieri a “noioso a morte”. Appena mi vedono, scorgo nei loro occhi la luce dell’artista, vorrebbero convincermi in ogni modo a cambiare look, mi sottopongono cataloghi su cataloghi, nuovi tagli alla moda, colpi di sole, riflessanti, ciocche colorate, frangia. La delusione è palpapile quando dico che sono venuta solo per una “spuntatina”. Lo so, sono noiosa, però credo di non aver ancora superato lo shock di alcuni anni fa quando, convinta dal parrucchiere a schiarire delle chiocche, mi sono ritrovata completamente bionda. E dico bionda. Considerando le mie sopracciglia e la mia carnagione, mi sembrava di vivere un incubo.
Cambio spesso salone, mi piace provare parrucchieri diversi, non ho quello di fiducia. Detto questo, appena seduta sulla sedia e, dopo averlo convinto che no, non farò un carrè e preferirei rasarmi a zero piuttosto che ripetere l’esperienza dei colpi di sole, iniziano le domande di rito: “Sei di qui? Quandi anni hai? Sei laureata? Sei fidanzata? Lavori?”. Considerando che mi sono appena messa a sedere, dopo l’asciugatura saprà anche il mio codice fiscale. Brutto modo per iniziare. So che, probabilmente, queste domande vengono considerate normali nell’interazione di servizio tipica del salone di parrucchieri. Non so se servano più a mettere a proprio agio il cliente o a farsi un pò i fatti degli altri. Tagliarsi i capelli è come farsi un massaggio, andare in una spa, ci dovrebbe essere silenzio, candele profumate e musica d’atmosfera. Ed arriviamo al motivo per cui mi piace Jean Louis David. Nel momento in cui indossi la veste con attaccato il bigliettino con su scritto cosa diavolo sei venuta a fare, inizia il percorso del rilassamento interrotto solo da domande plausibili come “L’acqua è di suo gradimento?” e non “Hai un anello all’anulare, vuol dire che stai per sposarti?”. E poi adoro quelle macchinette elettriche con cui tagliano i capelli. I capelli che dovrebbero risultare pari, sono pari veramente!  Eureka! E non quasi pari, come mi è capitato molte volte di notare tornando a casa. Certo, bisogna stare allerta per quanto riguarda gli shampoo speciali che, inesorabilmente, ti ritroverai sul conto se (come me) hai difficoltà a dire di no. Ma alla fine, cosa sono dieci euro in più in cambio del molto apprezzato silenzio?

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